Atletica: l’evoluzione del salto con l’asta

Atletica: l’evoluzione del salto con l’asta

Dal bambù al metallo, poi il decatleta Mathias nel 1952 scopre la fibra di vetro: l'ultima frontiera è il carbonio

Dal bambù al metallo, dal metallo alla fibra di vetro fino ad arrivare al carbonio. E’ questa l’evoluzione tecnologica che ha subito l’attrezzo utilizzato in atletica leggera nel salto con l’asta.

Le prime aste in alluminio furono sperimentate nel 1948 negli Stati Uniti, anche se quelle in bambù sono rimaste in uso fino al 1952. Il primo ad utilizzare un asta di fibra di vetro fu il decatleta Bob Mathias nel corso dei Giochi di Helsinki 1952. Il primo specialista del salto ad utilizzarle fu invece il greco Georgius Roubanis all’Olimpiade di Melborne 1956.

L’asta di fibra di vetro unisce grande flessibilità e rigidità: un binomio dal cui equilibrio dipende il cosi detto effetto fionda esercitato dall’attrezzo sull’atleta una volta raggiunto il massimo grado di deformazione. Nel 1964 questo tipo di asta venne riconosciuta e accettata dalla IAAF, la federazione internazionale di atletica.

Un’ulteriore evoluzione è rappresentata dall’asta in carbonio, che, tuttavia, a causa della sua estrema fragilità e per la maggiore rapidità d’azione richiesta aumenta notevolmente la pericolosità dell’esercizio. Forse è per questo che il più grande astista di tutti i tempi, l’ucraino Sergej Bubka, non ha mai sposato le aste in carbonio, raggiungendo i suoi più grandi traguardi con l’utilizzo di quelle in fibra di vetro.

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